Il Cavallo di Troia

“quelle orde di immigrati sono il Cavallo di Troia dell’esercito mussulmano” (Oriana Fallaci)

Da ieri penso e ripenso a quella frase.
Cassandra lo aveva già visto e forse solo Shun Tzu, avrebbe capito e ammirato una strategia così sublime ed efficace.

Ci hanno attentamente studiati e valutati. Semplice, direi.
Così avvezzi alla proclamazione di diritti, alla politica del rispetto e alla salvaguardia della cultura, da sentirci razzisti nei confronti di un nemico che, sgretola ad uno ad uno, la fragilità di quei pilastri, basati solo su parole ad effetto mediatico.

Schierati, a chiedere scusa, a chi sta frantumando la nostra storia, la nostra cultura.
Assogettati, incapaci di una reazione, non di violenza ma, di tutela del diritto di ciò che siamo.
Incapaci di una coesione, di una identità di popolo, dell’orgoglio del voler essere e tramandare, schierati su un campo di battaglia come vinti e, non vincitori.

E penso a quelle mura, alle mura di Troia, ai dieci anni di battaglie.
Invalicabili, inespugnabili, indistruttibili, scudo del popolo e, poi, in fiamme, tradite dal popolo che proteggevano.

Tutto per riempirsi l’ego, per guardare tronfi e inermi un Cavallo.

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